Nelle cosiddette compile realizzate da un solo team di produttori, ho sempre creduto molto poco. Più che altro per una questione di pigrizia, visto che ho spesso trovato molto impegnativo dover concentrare l'attenzione su un unico pezzo piuttosto che sul mood globale dell'intero album. In questo caso ho preferito concentrarmi sui suoni, più che sul Rap (sono davvero moltissimi gli mc's e se la cavano tutti egregiamente, non c'è la traccia bomba del disco, anche se mi sento di segnalare CF, che fa proprio un bel lavoro), per cercare di rendere giustizia il più possibile a questo duo di musicisti/produttori (in realtà ho trovato notizie discordanti riguardo quest'aspetto: c'è chi parla di trio e chi di duo, forse includendo anche Adam Wills) che rispondono al nome di Kelly Finnigan e Sean Wilson. E' anzitutto interessante notare come un disco che suona così classicamente Hip-Hop venga fuori da un gruppo di musicisti veri e propri, solitamente restii ad affidarsi alla forma rigida del beat. "Surpassing All Others" è difatti un disco che suona molto classico, possiamo banalmente dire che è soprattutto percepibile una matrice Soul, più che in molte altre uscite. Sono molto intriganti i brani con atmosfere più smooth, come "The ZeeOheNeE", "Fly Away" (grande il synth in questa traccia!) o "Got Love", tutte suonate molto bene e con delle strofe più che piacevoli, così come gli ottimi interludi strumentali. Per mia personale attitudine, tendo a preferire quei brani rispetto alle tracce più aggressive, anche se ci sono diverse piccole chicche sparse in giro per il disco. Per esempio le batterie sono quasi sempre al top della forma, come in "Transworld Express" o in "Forever Mine", e sono molto belle le atmosfere di brani come "Reflection" e "That Fire", forse le due tracce che meglio si adattano al Rap dell'mc di turno. Si tratta di un buon disco, per farla breve, anche se a mio parere si è un po' sprecata l'occasione di realizzare musica che si distacchi da una pur pregevolissima forma canonica di beat. Per spiegarmi meglio: avrei voluto più un approccio alla Herbaliser (tutt'ora il mio gruppo preferito, da questo punto di vista) e una minore concentrazione di mc's (tutti notevoli ed è per questo che non mi voglio soffermare sul loro ruolo, ma se volete un giudizio personale vi dico che la mia top tre è: CF, Has-Lo, Killah Priest), ma ciò non toglie che per chi cerca un sacco di ottimi rapper su dei beat costruiti molto bene, questo sia decisamente il disco da avere o da farsi regalare. Per concludere, aggiungo che sono molto curioso di vedere questi signori dal vivo da qualche parte nel mondo, perché credo che l'aspetto live possa risultare fondamentale per apprezzarli fino in fondo.
(da Rapmaniacz)
sabato 6 ottobre 2012
Distrakt - Distraktions (2006)
Distrakt è una piacevolissima scoperta che ho fatto di recente. Devo dire che il bellissimo pezzo sentito sull'album di Git, che lo vedeva ospite, lo valorizza molto più di gran parte dei pezzi presenti in questo disco, che è comunque un prodotto interessante. Di che si tratta, di preciso? Di un mc che non è solo un mc, ma anche un produttore, e non pago di ciò è pure un ottimo regista di video musicali (guardate cos'ha fatto per la cara vecchia Georgia Anne Muldrow). E' un ottimo mc, tratta temi interessanti senza renderli pesantemente retorici, si prenda la bellissima "Stereotypes", e ha delle idee davvero divertenti, come nel caso del ritornello cinematografico di "Money Yo", dove viene costruito una specie di dialogo da film con le pistole. E poi c'è l'ottimo beat di "Nothing Worst", c'è la parentesi molto Wu-Tang di "#!*@ Ain't Sweet" (a me ha ricordato spesso molte produzioni old style di RZA). C'è, pure, una gustosissima traccia che incita al freestyle, "Dirty Record" (bellissimo il beat, e scusate l'eccesso di superlativi in questa recensione). C'è il Rap di Distrakt, che è solidissimo e molto tecnico, pur essendo uno di quelli che il beat lo cavalca piuttosto che scalarlo. Ci sono alcuni momenti di funambolismo come le già citate "Stereotypes" e "Dirty Record" (specie quest'ultima, una gran prova), vere lezioni di stile e poi c'è...diciamocelo chiaro, ragazzi, ho serie difficoltà a trovare dei grossi difetti in quest'album. Il fatto è che le tracce che ho citato sono davvero ciò che mi piacerebbe ascoltare in un disco di Rap non avanguardistico, mentre le altre sono semplicemente delle ottime tracce meno spettacolari su beat più canonici (ad esempio "Drugs", un buon testo su quella che è forse la produzione che meno mi convince dell'album). L'unica cosa che mi viene da dire è che i brani sono davvero tantissimi e in mezzo a un livello medio alto, sono poche le cose che davvero si elevano e, nel caso del mio personale gusto, si limitano alle gustose chicche sopra citate. Non confondetemi, Distrakt se la cava egregiamente in ognuna delle tracce di "Distraktions", ma si sente la mancanza di un numero maggiore di quelle piccole genialate di cui sopra, a favore di una risoluzione più prevedibile. E' però davvero un difetto trascurabile, poiché gli scarti di quest'ottimo album potrebbero costituire già di per sé un disco che molti vorrebbero poter fare. Consigliato agli mc's tradizionali per il suo riuscire ad essere per nulla apocrifo eppure originalissimo, e agli amanti delle piccole genialate, appunto, da trovare in mezzo a tantissime canzoni di pari riuscita. Buon ascolto!
(da Rapmaniacz)
(da Rapmaniacz)
Headnodic - Red Line Radio (2011)
E riecco qui Headnodic, che si ripresenta al pubblico dopo l'uscita coi suoi amici cani (che non mi aveva personalmente convinto del tutto) con quello che è il mio incubo ogni volta che si tratta di scrivere una recensione: un discone di diciannove tracce con uno sproposito di mc's che, per altro, conosco solo fino a un certo punto. Anche in questo caso il mio approccio è lo stesso usato per altri album del genere: prediligo parlare dell'aspetto produttivo, trattandosi di un disco di un produttore e non di mille mc's. Rispetto a quello dei Destruments, recensito in precedenza dal sottoscritto, devo dire che qui abbiamo meno ricerca costante di classicità vera e propria (e la cosa non può che rendermi felice), seppure l'utilizzo di campioni storici fa capolino tra una traccia e l'altra. Il tocco di Headnodic, a mio parere, manca un pochino di personalità nonostante sia innegabile che il signore in questione, come scritto anche altrove, sappia quali tasti spingere. Siamo in presenza di un disco con brani che potrebbero essere quasi tutti ottimi singoli, ma l'idea che mi sono fatto è che manchi un po' di quel tratto distintivo che potrebbe fare di Headnodic un nuovo Dj Shadow (sarebbe in effetti bello riavere indietro il vero Shadow, ovunque si sia cacciato). Forse il problema è proprio nella varietà eccessiva del tipo di suoni, sembra che la parola d'ordine di tutto il lavoro siaversatilità, e su quel fronte direi che non si può davvero dire nulla di male. Tuttavia, credo che il disco di un produttore debba stabilire immediatamente con che tipo di artista abbiamo a che fare e qui un pochino si arranca nel cercare di capirlo. In ogni caso, questa è una di quelle famose questioni da criticoni ed esteti, la realtà è che ci sono moltissime tracce davvero ben fatte. Prendiamo il terzetto iniziale dei brani, che potrebbe benissimo costituire l'inizio perfetto per un buon album della Bay Area (fa piacere risentire Lateef che dice il vero assieme al suo amico giapponese, dopo tanto tempo), con una soluzione di continuità che è davvero piacevole. Gran bei pezzi, ottimo mood soleggiato e una produzione che fa il suo maledetto dovere. Però, allora, come mai da qui si arriva fino a un capolavoro incredibile come "Pepper's Lullabye" (una strumentale di bellezza logorante, semplicemente da brividi), passando per tracce dal gusto Hip-Hop classicone (in realtà si fa per dire, ma sicuramente il beat-box campionato è un ammiccamento ai bei tempi che furono) come "Cough Drop" e "Durty Diamonds"? E in tutto questo, non stona almeno un po' un ottima traccia come "Viles" (con un Myka 9 in forma assolutamente più che discreta), che sembra venire da un altro disco? So che la mia può sembrare pignoleria e che per un ascoltatore tipo di musica Rap forse possono contare di più le rime, ma su quello non ho molto da dire, se la cavano tutti egregiamente (meglio che nel disco dei Destruments, che ha in comune la presenza di Othello), tanto più che nell'elenco figura qualcuno dei miei mc's preferiti di sempre - perciò non potrei che dirne bene. C'è anche da aggiungere che non tutte le basi rendono giustizia agli mc's, come ad esempio per "Turn Your Radio Up" e "The Mush", la prima un pochino troppo incasinata e la seconda molto meno originale di quanto ci si potrebbe giustamente aspettare. Il gusto per le belle linee di basso e per delle tastierine strane qua e là sono un tratto distintivo, ma mi sento di dire che da Headnodic mi aspetterei un disco più suo, magari anche solo strumentale, visto che l'apice è raggiunto proprio da un pezzo non rappato che non ha nulla a che vedere col resto del disco. Merita un 3,5, ma con cinque tracce in meno e un po' meno di camaleontismo avrebbe tranquillamente ottenuto un 4.
(da Rapmaniacz)
(da Rapmaniacz)
Git - Imagination (2011)
Di Git vi voglio dire pochissimo. Perché dovete comprarlo, carissimi. Supportatelo, ascoltatelo, prendetelo on line, fatelo vostro. Siete degli ascoltatori di Rap? Bene, questo disco è per voi, e vi spiegherò poi perché. Siete dei cultori del suono alternativo (termine pessimo, ma spero di rendere l'idea)? Bene, questo disco è per voi, e vi spiegherò poi perché. Quello che vi spiego ora è, invece, il motivo per cui sentivo la mancanza di un disco del genere. Da molto tempo quando si parla di sperimentazione si vuole necessariamente fissare un nuovo canone di partenza da cui ripartire, mettendoci magari qualche influenza Dubstep (sì lo ammetto, odio la Dubstep, mi dispiace, è più forte di me, ma lo riconosco come un limite) o un po' di schitarrate e qualche synth (suonato malamente, se possibile), o si predilige l'asimmetria, e insomma, si ricercano le soluzioni più strane e impensabili. Ecco, qui di tutta quella bella attitudine appena citata, non vi è traccia. Eppure è un disco freschissimo. Se piangevate la morte artistica di Dj Shadow, smettete di farlo e date un ascolto anche solo alle prime quattro tracce di questo disco (intro esclusa), campioni vocali estesi e celebrazione, anzi, venerazione del breakbeat all'ennesima potenza, in pratica: rielaborazione del classico come nemmeno uno studioso di filosofia estetica potrebbe teorizzare. Io non sono un esperto ma posso immaginare che venga tutto da un'impressionante collezione di dischi, come testimoniano anche le notizie web su questo produttore. Soprattutto, rispetto a molti altri dischi magari più avanguardistici, si respira (come si respirava in un capolavoro come "Endtroducing.....") un'attitudine al boom bap davvero sentita, del resto siamo di fronte a uno che faceva sentire i suoi beat a RZA quando aveva quindici anni, per intenderci, e che con l'aggiunta del suffisso Beats al suo nome ha sfornato beat tradizionali per molti artisti. E questo è il motivo per cui un ascoltatore di Rap dovrebbe ascoltare questo disco, ma non solo. Prendetevi la traccia di Distrakt, giovani rappers, e ditemi se non è una figata totale (scusate la terminologia un po' spicciola), cose che sembrano uscite da un King Geedorah ispiratissimo e trattate con, diciamolo, molta più ironia (attenzione, chi scrive è uno dei più grandi fan viventi dell'uomo mascherato!), si uniscono a una rappatadoomesca ma comunque gradevolissima. E magari ci fosse solo questo! Abbiamo poi autentiche perle per muovere il culo (non so se si può dire culo, ma in caso sostituite pure questa parola con qualsiasi altra parte del corpo, tanto la muoverete!) come il singolone "If You Just Make Love To Me", tra i pezzi più divertenti mai sentiti in vita mia (quanto vorrei poter recuperare tutti i dischi originali da cui ha preso i sample!), o brani più funkeggianti come "Loose It". E' difficile descrivere l'amalgama che fa funzionare il tutto, ma al di là del semplice diggin' direi che è riscontrabile una vera anima lisergica che riesce a far risultare freschi elementi davvero classici ("Remote Control" è un buon esempio di tutto ciò), e persino il bellissimo artwork testimonia questa componente (a mio parere una copertina perfetta come poteva esserla quella dei dischi di Koushik e di Paul White). Mi fermo, avevo promesso di non dirvi troppo e già l'ho fatto, sappiate solo che consiglio "Imagination" a tutti gli ascoltatori di qualsiasi genere musicale, perché è proprio una delle migliori testimonianze del godimento nell'ascoltare e nel produrre musica (pur non essendo nulla di mai sentito eh, sia chiaro, non viene stravolto nulla, è solo che il livello è immenso). Un enorme grazie alla BBE, che con questo disco, con quello di Benny Tones e con le cose di Mathias Stubo, si conferma ufficialmente la mia etichetta preferita degli ultimi tre anni.
(da Rapmaniacz)
(da Rapmaniacz)
Braille - Native Lungs (2011)
La dicitura Rap Cristiano mi ha sempre fatto sorridere, quando non addirittura irritare. Non ho mai sentito parlare, ad esempio, di Islam Rap e non mi sembra che gli Stati Uniti siano privi di rappers seguaci del corano, di conseguenza mi sembra poco congruo parlare di un genere definito come Rap Cristiano, poiché si tende a sviare l'attenzione da quello che dovrebbe rimanere l'elemento più importante: la musica. Dunque, nel parlare di Braille e del suo ultimo disco, preferisco focalizzarmi su altri aspetti. Quello che emerge è l'intento di fare un Rap costituito di pensieri molto chiari e spesso maturi, evitando accuratamente di incappare in un'eccessiva cerebralità, come la traccia di apertura, "Native Lungs", dimostra apertamente, senza per altro chiamare in causa la questione relativa alla fede dell'mc ma soffermandosi sulla propria nascita artistica, citando i suoi eroi e le sue prime esperienze. Nel corso di tutto il disco più che di fede si parla, in effetti, di redenzione e di peccato, Braille si limita a testimoniare la sua personale esperienza di fede, equamente divisa tra l'Altissimo (o chi per lui) e la musica Hip-Hop. Ci sono momenti, a onor del vero, leggermente eccessivi, anche per colpa del beat, come la gloriosa "We Will Remember" o la rockeggiante "Death In Me", entrambe parecchio malriuscite dal punto di vista delle basi. Sembra che le cose migliori vengano raggiunte dai pezzi che si avvalgono del boom bap più classico (due esempi: la bellissima "Native Lungs" e le ottime "The Hardway" e "Nightmare Walking", quest'ultima benedetta da un campione vocale di Ice T preso integralmente e che fa il suo dovere alla grande), dove l'amalgama tra flow e base si realizza nella migliore delle forme possibili. Dal punto di vista strettamente musicale ho poi apprezzato particolarmente "Step Up", che ha un bellissimo giro di piano e un'atmosfera perfetta. A livello di Rap c'è, positivamente, poco da dire: Braille ha un'ottima voce e un gran bel flow, nonostante non sia nelle sue corde la tortuosità tecnica che a volte arricchisce degli album che altrimenti risulterebbero piuttosto noiosi. Qui di momenti noiosi veri e proprio non ce ne sono, la qualità è omogenea, forse manca una vera e propria perla, ma ogni brano (a parte tre o quattro episodi sparuti) ha la sua ragion d'essere, soprattutto quando Braille evita la trappola dell'enfatizzazione (la già citata "We Will Remember", ma anche "48 Prisons"). Mi sento di consigliare quest'album a tutti gli appassionati di un Hip-Hop non apocrifo, tradizionale e fatto soprattutto di buone rime, qui ne troverete parecchie (ne ho scovate persino io che non parlo bene l'inglese, il che è un incentivo anche per chi non ha molta dimestichezza con la lingua), a patto che chiudiate un occhio sugli eccessi spiritualistici che ogni tanto si palesano. A tutti quelli in cerca dell'avanguardia consiglio di non bussare a questa porta, o magari di bussare e provare a gustarsi il tutto con la dovuta prudenza, magari partendo da brani interessanti come "Rhymes On Everything" o "Native Lungs". Buon ascolto!
(da Rapmaniacz)
(da Rapmaniacz)
BLU - No York! (2011)
Ragazzi, non ci crederete ma Blu ha fatto un disco! Ironia a parte, credo che questo sia il terzo o il quarto in un lasso di tempo relativamente esiguo, e ciò fa di lui uno dei rappresentanti più prolifici dell'Hip-Hop contemporaneo. Dote di per sé positiva? Non necessariamente, è molto difficile sfornare continuamente capolavori senza il dovuto periodo dedicato al concepimento del proprio progetto musicale, e bisogna essere davvero dei geni per non incappare nelle insidie dell'approssimazione. E' quello che succede in questo caso? Nì. Non è che qua si stia facendo un completo buco nell'acqua, chiariamoci, "NoYork!" ha diversi brani interessanti e la classe di Blu al microfono è ben tangibile e udibile, solo che ogni tanto fa un effetto strano (o brutto, a seconda dei gusti) sentirlo rappare su ritmi al sapore di 8 bit come nel caso di "SLNGBNGrs" e a volte può capitare che o il beat non sia dei migliori o che semplicemente l'amalgama non si realizzi. A volte, invece, le cose vanno alla grande. L'opening track, ad esempio, è assolutamente uno dei migliori brani di apertura possibili, soprattutto grazie all'apporto di Flying Lotus per quel che riguarda l'aspetto musicale e l'atmosfera al gusto di smarrimento da cannabinoidi è davvero perfetto. E anche quando Samiyam ci regala perle come la traccia in compagnia dei Sa-Ra Creative Partners ("Never Be The Same"), si ha la ragionevole speranza che tutto il disco suoni in quella maniera, per quanto si tratti di sonorità più o meno nuove per Blu e per i suoi aficionados. Sfortunatamente poi capita di trovare dei pezzi assolutamente fuori luogo come la famigerata e rumorosissima "Everything OK", stranamente prodotta da Flying Lotus (è la prima produzione in cui lo sento affrontare ritmiche prossime alla Techno), e le due ottime apparizioni di Daedelus che potrebbero vivere benissimo di vita propria e che, invece, mal si amalgamano con il Rap di Blu (peraltro le due tipe al microfono non sono esattamente delle nuove Jean Grae). Le cose migliori di quest'album vanno ricercate nei pezzi più eleganti e meno rumorosi (si prenda il succitato pezzo in 8 bit), come ad esempio la bellissima "Spring Winter Summer", con un ottimo cantato di Jimetta Rose, e l'altrettanto gradevole "My Sunshine", o anche "And The Jazzmen" e "Ronald Morgan", i cui suoni lasciano davvero poco spazio all'immaginazione per quello che concerne la paternità del tutto. Il resto è di livello leggermente o pesantemente, a seconda dei casi, inferiore. La cosa che più infastidisce è un po' questo chiaroscurotra le varie tracce, oltre che i featuring non sempre indispensabili; non ci sono pezzi imperdibili, ma molti scivoloni (è un termine forte, nessun pezzo è davvero inascoltabile, sto un po' enfatizzando) sono poco perdonabili, soprattutto alla luce dei bei momenti di "NoYork!" (che sono comunque, di pochissimo, in maggioranza rispetto agli altri). Non è un album da avere a tutti i costi e se siete dei fan dell'mc potreste rimanere delusi dalla direzione presa (anche se sembra si tratterà di una tantum, per cui dormite sonni tranquilli!), se invece siete abituati ai suoni più scuri ed improbabili questo disco vi lascerà ugualmente delusi, essendo comunque molto più pacato di quella che si potrebbe definire l'ala estrema dell'Hip-Hop underground. Massimo rispetto per la volontà di esplorare strade diverse da quelle usuali, ma ritengo che la biosfera di Blu sia situata altrove, come egregiamente dimostrato in precedenza. Due righe, infine, sull'edizione: pare che Blu abbia regalato delle copie promozionali di "NoYork!" durante il Rock The Bells, con conseguente diffusione online del tutto; la Warner, che doveva far uscire il disco, l'ha presa un po' maluccio e alla fine l'mc ha dovuto ripiegare sulla New World Color Records, confermando però le quattro cover differenti e il cartonato.
(da Rapmaniacz)
(da Rapmaniacz)
piccola precisazione per i post futuri
Da qui in poi inserirò le recensioni che pubblico anche su altri siti, specificando sempre la provenienza. Ciao a todos!
Iscriviti a:
Post (Atom)
